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sabato 13 aprile 2013

Sii felice ora

C'è una poesia che come poche riesce a farmi capire qual'è la via da seguire. Il testo di cui parlo è stato composto da Madre Teresa di Calcutta. La prima volta, iniziando a leggerla, ero un po' scettica visto il mio ateismo. Mano a a mano che continuavo ad assaporare verso dopo verso, mi rendevo però conto dell'universalità del messaggio che ha dentro. 

 

Non aspettare di finire l'università, 
di innamorarti, 
di trovare lavoro, 
di sposarti, 
di avere figli, 
di vederli sistemati, 
di perdere quei dieci chili, 
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera, l'estate, l'autunno o l'inverno…
Non c'è momento migliore di questo per essere felice… 
La felicità è un percorso, non una destinazione. 
Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito e balla…come se non ti vedesse nessuno. Ricordati che la pelle avvizzisce, i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni…
Ma l'importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età. 
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela. 
Dietro ogni traguardo c'è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c'è un'altra sfida. Finché sei vivo, sentiti vivo. 
Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.

Semplicemente mi piace e i motivi sono molteplici: l'amore per le cose semplici della vita, la concretezza delle sue parole ma soprattutto la semplicità con cui concetti così assoluti e universali vengono espressi. Mi ha così colpito che ho attaccato in camera un pannello dove sopra è riportata questa poesia.E voi? Avete un testo miliare che riesce a farvi trovare pace e motivazione?

sabato 16 marzo 2013

What money can buy

A bed but not sleep
Books but not knowledge
Food but not appetite
Finery but not beauty
A house but not a home
Medicine but not health
Luxuries but not comfort
Pleasures but not happiness
Religion but not salvation.

Say not that this is yours and this is mine,
Just say, this came to you and to me;
So we may not regret the fading shine,
Of all the glorious things which ceased to be.

[Unknown]

source

lunedì 14 novembre 2011

Die ungebornen Enkel


Georg Trakl (Salisburgo, 3 febbraio 1887Cracovia, 3 novembre 1914) è un poeta purtroppo non molto conosciuto. Peccato perchè le sue poesie sono splendidi graffianti esempi dell'espressionismo tedesco.
La sua vita è segnata da alcune vicende, che diverranno parte integrante del suo immaginario poetico. 
Dotato di un animo mite e tormentato, indebolito dall'uso degli stupefacenti e straziato dal rimorso a causa dell'amore incestuoso per la sorella Grete, il poeta viene, d'improvviso, scaraventato nella grande carneficina di Grodek, con il grado di ufficiale della sanità. Ed è proprio in questo contesto che si troverà ad affrontare un situazione devastante: assistere a una novantina di soldati morenti, da solo e senza medicinali. Questa esperienza lo segnerà irrimediabilmente. Il poeta prova infatti a suicidarsi, ma viene fermato dai commilitoni. Durante il ricovero in un centro psichiatrico, sistemerà i suoi affari e comporrà Grodek, la sua ultima lirica. Il 3 novembre 1914 si suiciderà con una overdose di cocaina.


GRODEK
Am Abend tönen duie herbslichen Wälder
Von tödlichen Waffen, die goldnen Ebenen
Und blauen Seen, darüber die Sonne
Düstrer hinrollt; umfängt die Nacht
Sterbende Krieger, die wilde Klage
Ihrer zerbrochenen Münder.
Doch stille sammelt im Weidengrund
Rotes Gewölk, darin ein zürnender Gott wohnt,
Das vergossne Blut sich, mondne Kühle;
Alle Straßen münden in schwarze Verwesung.
Unter goldnem Gezweig der Nacht und Sternen
Es schwankt der Schwester Schatten durch den schweigenden Hain,
Zu grüßen die Geister der Helden, die blutenden Häupter;
Und leise tönen im Rohr die dunkeln Flöten des Herbstes.
O stolzere Trauer! ihr ehernen Altäre,
Die heiße Flamme des Geistes nährt heute ein gewaltiger Schmerz,
Die ungebornen Enkel.

GRODEK
La sera risuonano i boschi autunnali
di armi mortali, le dorate pianure
e gli azzurri laghi e in alto il sole
più cupo precipita il corso; avvolge la notte
guerrieri morenti, il selvaggio lamento
delle lor bocche infrante.
Ma silenziosa raccogliesi nel saliceto
rossa nuvola, dove un dio furente dimora,
Il sangue versato, lunare frescura;
tutte le strade sboccano in nera putredine.
Sotto i rami dorati della notte e di stelle
oscilla l'ombra della sorella per la selva che tace
a salutare gli spiriti degli eroi, i sanguinanti capi;
e sommessi risuonano ne canneto gli oscuri flauti dell'autunno.
O più fiero lutto! Voi bronzei altari,
l'ardente fiamma dello spirito nutre oggi un possente dolore,
i nipoti non nati.

Traduzione di V. degli Alberti ed E. Innerkofler (Op. cit., p. 323):


La scena della battaglia, luogo di bellezza naturale di boschi, laghi azzurri e pianure dorale, viene descritta come un quadro espressionista esplicitando colori come il rosso il nero, l'oro e l'azzurro.
In questa poesia emergono, a tinte forti, le tematiche portanti della sua opera, ma prima di tutto della sua vita.
La tragedia della guerra non è solo nella morte di chi la combatte ma soprattutto nei nipoti non nati, nella mancata vita futura che non è potuta nascere da quei morti. Al centro c'è l'immagine della sorella del poeta, ombra ondeggiante come in un delirio, che sembra quasi danzare nella schwarze Verwesung, la nera putredine. Anche dalla relazione del poeta con la sorella, non nasceranno figli e nipoti: i due fratelli sono apparentati a quella putredine.

mercoledì 2 novembre 2011

Auguries of Innocence

"Lighting a candle: Quotations on the Spiritual Life"

Ho trovato questo libro il 18 maggio scorso, in un mercatino di libri usati fuori da palazzo Strozzi a Firenze. Appena l'ho aperto è scattata subito la magia. Aveva da subito un odore di buono e di viaggi.
In questo libro ho trovato degli spunti di riflessione piuttosto interessanti che non vedo l'ora di riproporvi. Tra l'altro una delle poesie che ho trovato in questo libriccino è già sotto il titolo del blog. Non potevo che amarla! Prima di tutto perchè è di William Blake che mi piacque da quando lo studiai al liceo e poi perchè in pochissimi versi racchiude un concetto che, come avrete capito, mi è molto caro: l'amore per le piccole cose:

[ To see a World in a Grain of Sand
and a Heaven in a Wild Flower,
hold Infinity in the palm of your Hand
and Eternity in an hour . ]*

Sono belle e struggenti le immagini che affiorano da questa poesia. La piccolezza di un solo granello di sabbia racchiude il mondo intero. Un fiore selvatico diventa l'immagine del paradiso stesso, L'infinito e l'eternità diventano palpabili e raggiungibili. Fa bene al cuore l'innocenza e il candore di questa poesia. Ti fa venire voglia di rotolarti sulla spiaggia o di correre in un campo di fiori. Ti fa sorridere.


*Gli auguri dell’Innocenza
Vedere un Mondo in un granello di sabbia,
E un Cielo in un fiore selvatico,
Tenere l’Infinito nel cavo della mano
E l’Eternità in un’ora.

domenica 23 ottobre 2011

Sii felice ora

C'è una poesia che come poche riesce a farmi capire qual'è la via da seguire. Il testo di cui parlo è stato composto da Madre Teresa di Calcutta. La prima volta, iniziando a leggerla, ero un po' scettica visto il mio ateismo. Mano a a mano che continuavo ad assaporare verso dopo verso, mi rendevo però conto dell'universalità del messaggio che ha dentro.

Non aspettare di finire l’università,
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti,
di avere figli,
...di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l’estate,
l’autunno o l’inverno.
Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione.
Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito
e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza.
Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.
Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere


Semplicemente mi piace e i motivi sono molteplici: l'amore per le cose semplici della vita, la concretezza delle sue parole ma soprattutto la semplicità con cui concetti così assoluti e universali vengono espressi. Mi ha così colpito che ho attaccato in camera un pannello dove sopra è riportata questa poesia. E voi? Avete un testo miliare che riesce a farvi trovare pace e motivazione?



venerdì 21 ottobre 2011

Odi et amo

Una delle mie poesie preferite è il carme LXXXV scritto dal poeta latino Catullo:

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Questo testo è stato tradotto da numerosi interpreti nel corso del tempo, tuttavia la versione che preferisco è quella equilibrata di Salvatore Quasimodo:
"Odio e amo. Forse mi chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così, e mi tormento."
È estremamente breve questo componimento e allo stesso tempo è efficacemente concentrato.
Esprime in due soli versi tutta la complessità della sofferenza amorosa. L'interiorità del poeta è dilaniata: da un lato Catullo è risentito e indubbiamente amareggiato per le continue infedeltà dell'amata Lesbia che stanno portando al disfacimento della loro relazione amorosa. Dall'altro sussiste una passione incancellabile verso questa donna, che lo spinge a constatare l'impossibilità di una spiegazione razionale ai moti della sua anima. È questo sentimento ambivalente che lo tormenta e lo fa soffrire, senza che la volontà possa in alcun modo intervenire.

E voi? Avete mai provato questi sentimenti così contrastanti?