Una delle mie poesie preferite è il carme LXXXV scritto dal poeta latino Catullo:
- Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
- Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
- Questo testo è stato tradotto da numerosi interpreti nel corso del tempo, tuttavia la versione che preferisco è quella equilibrata di Salvatore Quasimodo:
- "Odio e amo. Forse mi chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così, e mi tormento."
Esprime in due soli versi tutta la complessità della sofferenza amorosa. L'interiorità del poeta è dilaniata: da un lato Catullo è risentito e indubbiamente amareggiato per le continue infedeltà dell'amata Lesbia che stanno portando al disfacimento della loro relazione amorosa. Dall'altro sussiste una passione incancellabile verso questa donna, che lo spinge a constatare l'impossibilità di una spiegazione razionale ai moti della sua anima. È questo sentimento ambivalente che lo tormenta e lo fa soffrire, senza che la volontà possa in alcun modo intervenire.
E voi? Avete mai provato questi sentimenti così contrastanti?
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